È ragionevole credere che

Ripercorrere la storia bibliografica del dibattito fede-ragione è a tal punto proibitivo che sarebbe presuntuoso accennarne qui anche i più rapidi mo(vi)menti di pensiero. In un certo senso, tutta la nostra ricerca – quella faticosa e invisibile come quella meno faticosa e in questo blog visibile – ruota intorno a questi due termini. La fede e la ragione. Perché, però, non “la ragione e la fede”?

Il linguaggio filosofico non è il linguaggio matematico e cambiando l’ordine degli addendi cambia anche il risultato. In questo senso, ma accenniamo il problema senza entrarne nel merito, il titolo di questo articolo tradisce già l’adesione ad una certa filosofia. Sta al lettore giudicare quale.

Ma prima ancora di giocare ad “indovina chi (cosa)”, è bene introdurre, anche in poche righe, l’autore che guida queste rapide riflessioni: Jean-Luc Marion è uno dei massimi esponenti di quella fenomenologia della religione che, studiando con dedizione il pensiero di Edmund Husserl, si è fin da subito interrogata sulle possibilità – parola che Marion innalza al di sopra delle altre in regime di fenomenologia – che questa filosofia apre alla religione. La religione ha dunque bisogno di una filosofia? O anche: la fede ha davvero bisogno della ragione? Il sospetto che la domanda sia vana tradisce un malinteso che Marion smaschera fin da subito: infatti, «la fede ha le sue ragioni e la ragione scientifica le sue credenze»[1]. Continua a leggere “È ragionevole credere che”

La disputa di Heidelberg

Giovanni Miegge non ha avuto dubbi in proposito: «Il 25 aprile 1518, mentre l’affare delle indulgenze attirava da ogni parte una notorietà rumorosa sul nome di Lutero, il capitolo generale degli Agostiniani era riunito a Heidelberg. Lutero vi fu ascoltato e discusso, non sulla questione delle indulgenze, ma sui fondamenti della sua dottrina della penitenza, del peccato e della grazia. Nelle tesi formulate in quella occasione, Lutero ha fissato il canone della sua teologia della croce.1» E in effetti, proprio nella circostanza della disputa di Heidelberg, Lutero formula per la prima volta, e in maniera autentica, le tesi che delineano il suo più intimo pensiero teologico noto come theologia crucis. 28 tesi teologiche, 11 tesi filosofiche (delle quali non ci occuperemo in questo luogo). Il maestro in santa teologia Martin Lutero introduce le tesi infiammando fin da subito la disputa:

«Diffidando di noi stessi, secondo il consiglio dello spirito: Non ti appoggiare sul tuo discernimento, presentiamo umilmente al giudizio di tutti coloro che vorranno essere presenti i seguenti paradossi teologici, affinché appaia chiaro se a ragione o a torto siano stati tratti dal divino Paolo, vaso e strumento elettissimo del Cristo, e da sant’Agostino, il suo più fedele interprete.» Continua a leggere “La disputa di Heidelberg”