Credere l’incredibile (del linguaggio)

Pensare la trascendenza nell’orizzonte di un’immanenza è possibile, per noi, solo a partire da quest’ultima. Ciò non significa, però, né che la trascendenza, per chiamarci a sé, abbia bisogno di rimanere nei soli limiti dell’immanenza, né che a partire dall’immanenza, origine di ogni nostro pensato, si possa facilmente eluderne il vincolo vitale per guadagnarne una trascendenza (a quel punto) omicida. La storia dell’umanità, caratterizzata dal rapporto tra due polarità, che per ragioni di comodità chiamiamo immanenza trascendenza, rischia di cessare come tale nell’istante in cui questo rapporto, anziché essere risolto per una via (egoismo) o per l’altra (alterità), non viene più pensato nella sua ambiguità.

Continua a leggere “Credere l’incredibile (del linguaggio)”

Il viandante che ascolta l’essere

Solo chi è in grado di ascoltare può comprendere. Colui che ascolta, tace. E solo chi tace, infine, può «dire». L’assenza di «nomi sacri», per esprimerci col detto del poeta Hölderlin (1770-1843), è un’ineluttabile quanto luttuosa verità del postmoderno. Questa verità è tale non in virtù di un silenzio poetico, né tantomeno religioso, dell’uomo, bensì in virtù di un celarsi – nel senso del nascondimento – del dio all’uomo.

Continua a leggere “Il viandante che ascolta l’essere”

“Francesco d’Assisi”, di Hermann Hesse

Su san Francesco sono state scritte molte cose. Da semplici biografie ad accurate agiografie, la vita del santo è sempre stata oggetto di studi e soggetto di fede per moltissimi cristiani. Ora, è senz’altro particolare, in senso positivo, che Hermann Hesse abbia intrapreso un’opera di questo tipo. A dire il vero, però, le poco più di 70 pagine del libro edito dalla bella casa editrice Piano B (collana “La mala parte”) non hanno né l’intenzione né l’obiettivo di compiere un lavoro “storiografico”. Hermann Hesse lo dichiara all’inizio del libriccino. Ma la ragione, a ben vedere, non è meramente “pratica”, scaturendo essa piuttosto da un fatto d’estrema rilevanza, la vita stessa del frate Francesco:

Quest’uomo era Giovanni Bernardone, chiamato san Francesco d’Assisi, un sognatore, eroe e poeta. Di lui ci è rimasta solo un’unica preghiera o poesia, ma invece di parole e di versi scritti egli ci ha lasciato il ricordo di una vita semplice e pura che, per bellezza e tranquilla grandezza, si erge sopra moltissime opere poetiche. Chi dunque narra la sua vita non ha bisogno di altre parole e considerazioni, dalle quali a mia volta sono felice di astenermi. (1)

Continua a leggere ““Francesco d’Assisi”, di Hermann Hesse”

Ribrezzo della morte, fine della religione e noncuranza del sacro

tumblr_obpnffHfBM1rs5r3qo1_1280
Fonte: http://notsofancyphotos.tumblr.com/
La mia generazione vive un dilemma di cui la teologia attuale non si è ancora resa conto: la morte. L’educazione cattolica che molti dei nostri genitori ha ricevuto, per quanto post-conciliare e, in quanto tale, già inserita sull’onda lunga di questo enorme problema, ci parla di un uomo che è vero uomo e vero Dio, Gesù di Nazareth. Ci parla della sua vita, dei suoi miracoli, delle sue gesta e delle sue parole. Infine, ci parla della sua morte e della sua resurrezione. Ma anche qui lo fa in un modo tale che il dramma del Cristo sulla croce, il dramma di Maria ai piedi della stessa, le lacrime degli apostoli per la perdita del loro amico, tutto ciò che insomma c’è di più tremendo e vicino all’abisso esistenziale ci viene come risparmiato. Continua a leggere “Ribrezzo della morte, fine della religione e noncuranza del sacro”

Guardini. Tra teologia e letteratura

Il teologo italo-tedesco Romano Guardini (Verona 1885 – Monaco di Baviera 1968) inizia la sua docenza a Berlino nel 1923. Si sposterà poi a Tubinga, dove insegnerà dal 1945 al 1948, e infine a Monaco di Baviera, dove terrà i suoi ultimi corsi dal 1948 al 1962. Continua a leggere “Guardini. Tra teologia e letteratura”