È ragionevole credere che

Ripercorrere la storia bibliografica del dibattito fede-ragione è a tal punto proibitivo che sarebbe presuntuoso accennarne qui anche i più rapidi mo(vi)menti di pensiero. In un certo senso, tutta la nostra ricerca – quella faticosa e invisibile come quella meno faticosa e in questo blog visibile – ruota intorno a questi due termini. La fede e la ragione. Perché, però, non “la ragione e la fede”?

Il linguaggio filosofico non è il linguaggio matematico e cambiando l’ordine degli addendi cambia anche il risultato. In questo senso, ma accenniamo il problema senza entrarne nel merito, il titolo di questo articolo tradisce già l’adesione ad una certa filosofia. Sta al lettore giudicare quale.

Ma prima ancora di giocare ad “indovina chi (cosa)”, è bene introdurre, anche in poche righe, l’autore che guida queste rapide riflessioni: Jean-Luc Marion è uno dei massimi esponenti di quella fenomenologia della religione che, studiando con dedizione il pensiero di Edmund Husserl, si è fin da subito interrogata sulle possibilità – parola che Marion innalza al di sopra delle altre in regime di fenomenologia – che questa filosofia apre alla religione. La religione ha dunque bisogno di una filosofia? O anche: la fede ha davvero bisogno della ragione? Il sospetto che la domanda sia vana tradisce un malinteso che Marion smaschera fin da subito: infatti, «la fede ha le sue ragioni e la ragione scientifica le sue credenze»[1]. Continua a leggere “È ragionevole credere che”

Il viandante che ascolta l’essere

Solo chi è in grado di ascoltare può comprendere. Colui che ascolta, tace. E solo chi tace, infine, può «dire». L’assenza di «nomi sacri», per esprimerci col detto del poeta Hölderlin (1770-1843), è un’ineluttabile quanto luttuosa verità del postmoderno. Questa verità è tale non in virtù di un silenzio poetico, né tantomeno religioso, dell’uomo, bensì in virtù di un celarsi – nel senso del nascondimento – del dio all’uomo.

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Ribrezzo della morte, fine della religione e noncuranza del sacro

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Fonte: http://notsofancyphotos.tumblr.com/
La mia generazione vive un dilemma di cui la teologia attuale non si è ancora resa conto: la morte. L’educazione cattolica che molti dei nostri genitori ha ricevuto, per quanto post-conciliare e, in quanto tale, già inserita sull’onda lunga di questo enorme problema, ci parla di un uomo che è vero uomo e vero Dio, Gesù di Nazareth. Ci parla della sua vita, dei suoi miracoli, delle sue gesta e delle sue parole. Infine, ci parla della sua morte e della sua resurrezione. Ma anche qui lo fa in un modo tale che il dramma del Cristo sulla croce, il dramma di Maria ai piedi della stessa, le lacrime degli apostoli per la perdita del loro amico, tutto ciò che insomma c’è di più tremendo e vicino all’abisso esistenziale ci viene come risparmiato. Continua a leggere “Ribrezzo della morte, fine della religione e noncuranza del sacro”

Cosa significa “Trascendentale”?

L’obiettivo di questo breve articolo è quello di mostrare, attraverso l’ausilio fondamentale, ed unico, del Dizionario di Filosofia [1] a cura di Abbagnano-Fornero, la storia filosofica, e cioè del significato filosofico, del termine Trascendentale, al fine di liberare il campo da errori terminologici, e filosofici, grossolani. Continua a leggere “Cosa significa “Trascendentale”?”

Commento a Todes-Erfahrung, di R.M. Rilke

[1]

Spiegare il significato di una poesia, quantunque fosse possibile, negherebbe la poesia stessa. Il racconto non è mai all’altezza della visione. Ma la dizione poetica è essa stessa la visione. Eppure, ci siamo dimenticati il reale significato del «vedere». L’osservazione teleologica dell’«ente», oscurando il puro e semplice vedere, «vela» il visto coprendolo di pensieri. Lo copre, cioè, di vane parole. Per non commettere l’errore di chi «commenta» l’ente poetico, limitiamoci a meditare e a sentire la poesia di Rilke nel suo originale tedesco. Allora, ci verrà forse offerta la possibilità non di tra-durre il poetato ma di muoverci insieme ad esso. Non diremo mai: “qui il poeta dice…”, perché il di lui «detto» – der Dichter è il poeta, das Gedicht è il destino poetante, la poesia – è ciò che, propriamente, la poesia dice «già» – non appena la si dica. Continua a leggere “Commento a Todes-Erfahrung, di R.M. Rilke”