È ragionevole credere che

Ripercorrere la storia bibliografica del dibattito fede-ragione è a tal punto proibitivo che sarebbe presuntuoso accennarne qui anche i più rapidi mo(vi)menti di pensiero. In un certo senso, tutta la nostra ricerca – quella faticosa e invisibile come quella meno faticosa e in questo blog visibile – ruota intorno a questi due termini. La fede e la ragione. Perché, però, non “la ragione e la fede”?

Il linguaggio filosofico non è il linguaggio matematico e cambiando l’ordine degli addendi cambia anche il risultato. In questo senso, ma accenniamo il problema senza entrarne nel merito, il titolo di questo articolo tradisce già l’adesione ad una certa filosofia. Sta al lettore giudicare quale.

Ma prima ancora di giocare ad “indovina chi (cosa)”, è bene introdurre, anche in poche righe, l’autore che guida queste rapide riflessioni: Jean-Luc Marion è uno dei massimi esponenti di quella fenomenologia della religione che, studiando con dedizione il pensiero di Edmund Husserl, si è fin da subito interrogata sulle possibilità – parola che Marion innalza al di sopra delle altre in regime di fenomenologia – che questa filosofia apre alla religione. La religione ha dunque bisogno di una filosofia? O anche: la fede ha davvero bisogno della ragione? Il sospetto che la domanda sia vana tradisce un malinteso che Marion smaschera fin da subito: infatti, «la fede ha le sue ragioni e la ragione scientifica le sue credenze»[1]. Continua a leggere “È ragionevole credere che”

Guardini. Tra teologia e letteratura

Il teologo italo-tedesco Romano Guardini (Verona 1885 – Monaco di Baviera 1968) inizia la sua docenza a Berlino nel 1923. Si sposterà poi a Tubinga, dove insegnerà dal 1945 al 1948, e infine a Monaco di Baviera, dove terrà i suoi ultimi corsi dal 1948 al 1962. Continua a leggere “Guardini. Tra teologia e letteratura”

Il mistero della morte dell’Esserci

Sarebbe interessante e senz’altro produttivo poter leggere l’intera opera Essere e Tempo alla luce del paragrafo 47, ma né il tempo né le conoscenze ci consentono (per ora) di affrontare un simile lavoro. L’indicazione1 della rilevanza filosofica di tale paragrafo da parte del prof. Bancalari, a tale proposito, è risultata essere un importante stimolo per la stesura di un nostro commento, seppur breve, riguardo ad una lettura “cristiana” del paragrafo stesso. L’interpretazione, che ci affrettiamo a definire come provvisoria e parziale, segue le seguenti linee guida: da un lato Heidegger afferma la possibilità di una ricerca sulla totalità dell’essere dell’Esserci attraverso la morte degli altri; da un altro, tuttavia, l’autore si rende conto di come una tale ricerca, anziché avvicinarci all’essenza della totalità dell’essere dell’Esserci ci allontani piuttosto da essa. Ora, qual è la tesi che ci proponiamo di portare avanti? Secondo la nostra lettura, Heidegger pone l’essere dell’Esserci di fronte alla morte come perduto nel nulla – sia a livello fenomenologico sia, ad un livello più quotidiano, su di un piano esistentivo (la morte ci pone innanzi l’abisso dell’esistenza). Continua a leggere “Il mistero della morte dell’Esserci”

L’aut-aut della teologia luterana

Quando Lutero scrive il De servo arbitrio sono passati quattro anni dalla Dieta di Worms (1521), termine ultimo e definitivo del rapporto tra il teologo di Eisleben e la Chiesa Cattolica. La rottura è diventata insanabile. Per la complessità delle vicende storiche, politiche e religiose, questo testo (questa nostra recensione) si limiterà all’analisi teologica dello scritto luterano in sé e per sé, cercando di delinearne la divergenza di pensiero rispetto a quello erasmiano (dunque cattolico)1. Continua a leggere “L’aut-aut della teologia luterana”

Muoversi da credenti nell’ambiente filosofico moderno

La domanda che più spesso mi viene posta da chi non frequenta l’ambiente filosofico come disciplina a sé stante (come studio Universitario, nella fattispecie) è la seguente: “Cristiano e filosofo: bizzarro. Ma come fai?”. E la domanda è, in tempi moderni, quanto mai azzeccata. In effetti, entrando in Città Universitaria, come nella sede di Villa Mirafiori (a Roma), ci si sente quasi padri della Chiesa, o martiri, confrontandosi con le vedute della maggior parte dei “filosofi” (o meglio, studiosi di filosofia). Questo impatto e questa tacita guerra quotidiana mi ha rinforzato non solo da un punto di vista “scientifico”, di ricerca personale e di serietà negli studi, ma anche da un punto di vista (questo fatto già più consequenziale) di fede. Il mio essere credente, in breve, è visto come qualcosa di contraddittorio, e poco conciliante, con la professione che (mi auguro) svolgerò fino al termine della mia vita, quella del filosofo.

Sant’Agostino (354-430), era un convinto sostenitore dell’accordo tra fede e ragione, tra filosofia e religione.

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