L’oblio dell’essenza cattolica

In un interessante articolo apparso di recente su Aeon, Timothy Carroll, antropologo britannico, si interroga sulla fortuna storica che i doni dei Re Magi (oro, incenso e mirra) hanno avuto nella tradizione cristiana. La tesi che guida lo studio di Carroll è come, rispetto alla preponderanza che l’elemento fisico del rito ha rivestito nella storia della chiesa, importanza ancora manifesta in alcune confessioni (specie ad oriente), gran parte della cristianità “ufficiale” ne abbia ridotto (è il cattolicesimo?) o addirittura rinnegato (è il protestantesimo) la portata.

 

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Per approfondire, si veda lo studio di T. Carroll, Orthodox Christian Material Culture (2018)

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Il viandante che ascolta l’essere

Solo chi è in grado di ascoltare può comprendere. Colui che ascolta, tace. E solo chi tace, infine, può «dire». L’assenza di «nomi sacri», per esprimerci col detto del poeta Hölderlin (1770-1843), è un’ineluttabile quanto luttuosa verità del postmoderno. Questa verità è tale non in virtù di un silenzio poetico, né tantomeno religioso, dell’uomo, bensì in virtù di un celarsi – nel senso del nascondimento – del dio all’uomo.

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“Francesco d’Assisi”, di Hermann Hesse

Su san Francesco sono state scritte molte cose. Da semplici biografie ad accurate agiografie, la vita del santo è sempre stata oggetto di studi e soggetto di fede per moltissimi cristiani. Ora, è senz’altro particolare, in senso positivo, che Hermann Hesse abbia intrapreso un’opera di questo tipo. A dire il vero, però, le poco più di 70 pagine del libro edito dalla bella casa editrice Piano B (collana “La mala parte”) non hanno né l’intenzione né l’obiettivo di compiere un lavoro “storiografico”. Hermann Hesse lo dichiara all’inizio del libriccino. Ma la ragione, a ben vedere, non è meramente “pratica”, scaturendo essa piuttosto da un fatto d’estrema rilevanza, la vita stessa del frate Francesco:

Quest’uomo era Giovanni Bernardone, chiamato san Francesco d’Assisi, un sognatore, eroe e poeta. Di lui ci è rimasta solo un’unica preghiera o poesia, ma invece di parole e di versi scritti egli ci ha lasciato il ricordo di una vita semplice e pura che, per bellezza e tranquilla grandezza, si erge sopra moltissime opere poetiche. Chi dunque narra la sua vita non ha bisogno di altre parole e considerazioni, dalle quali a mia volta sono felice di astenermi. (1)

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Ribrezzo della morte, fine della religione e noncuranza del sacro

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Fonte: http://notsofancyphotos.tumblr.com/
La mia generazione vive un dilemma di cui la teologia attuale non si è ancora resa conto: la morte. L’educazione cattolica che molti dei nostri genitori ha ricevuto, per quanto post-conciliare e, in quanto tale, già inserita sull’onda lunga di questo enorme problema, ci parla di un uomo che è vero uomo e vero Dio, Gesù di Nazareth. Ci parla della sua vita, dei suoi miracoli, delle sue gesta e delle sue parole. Infine, ci parla della sua morte e della sua resurrezione. Ma anche qui lo fa in un modo tale che il dramma del Cristo sulla croce, il dramma di Maria ai piedi della stessa, le lacrime degli apostoli per la perdita del loro amico, tutto ciò che insomma c’è di più tremendo e vicino all’abisso esistenziale ci viene come risparmiato. Continua a leggere “Ribrezzo della morte, fine della religione e noncuranza del sacro”

Cosa significa “Trascendentale”?

L’obiettivo di questo breve articolo è quello di mostrare, attraverso l’ausilio fondamentale, ed unico, del Dizionario di Filosofia [1] a cura di Abbagnano-Fornero, la storia filosofica, e cioè del significato filosofico, del termine Trascendentale, al fine di liberare il campo da errori terminologici, e filosofici, grossolani. Continua a leggere “Cosa significa “Trascendentale”?”